"Bolina" - Ottobre 2006

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"Bolina" - Ottobre 2006 - n°235

Secondo Raduno "I Venturieri" Citta di Chioggia

- di Marco Pozzi -

Il ponte era là. Collega Chioggia a Sottomarina; nell’ora di punta un affollarsi di pedoni, biciclette, motorini, auto lo fanno sembrare una strettoia di biblica memoria, ove, come formiche lungo strade non tracciate, si accalcano gli abitanti che da Chioggia vanno a Sottomarina e quelli che da Sottomarina vanno a Chioggia. Le barche che hanno risposto al richiamo de I Venturieri, come uccelli migratori, quest’anno hanno affrontato forte vento di bora e mare mosso; entrate finalmente tra le lunghe dighe che immettono in laguna, si sono trovate a ricercar la via tra le vecchie briccole, ormai consunte dalle teredini, e le nuove boe gialle (di pericolo generico) che segnalano i ciclopici lavori per la costruzione del MOSE (acronimo di Modulo Sperimentale Elettromeccanico). Arrivati in vista della chiesa di San Domenico il canale si fa sempre più stretto; la corrente di marea, incanalata, si fa sentire. Solo se hai una topa o una Sampierota con l’albero abbattibile ti puoi infilare sotto il ponte in cotto e pietra d’Istria che porta alla chiesa.Le altre imbarcazioni facendo attenzione, con la macchina al minimo perchè le antiche costruzioni rendono la visibilità nulla, si immettono nel tornante del porto canale suonando la sirena per segnalare la propria presenza. Chioggia è pesca.Qui ce ne rendiamo conto. I pescherecci sono in attività, non è ancora il tempo del “fermo biologico”. Sono ormeggiati sia sul lato di dritta che di sinistra, su due o tre andane.Ben tenuti, anche se qualche colatura di ruggine e qualche maschia ferita ci documentano la durezza del loro lavoro. La loro lunghezza è intorno ai 20 metri, il materiale di costruzione più frequente è il legno, a fasciame classico, seguito dall’acciaio. Le prue alte e svasate per affrontare il mare contrario, e le poppe larghe e basse sull’acqua, per agevolare l’alaggio delle reti. Tutti colorati di bianco e di blu, con giganteschi parabordi (di un peso improponibile per la nautica da diporto), ricavati da vecchi copertoni di trattori. Sembra che galleggino in ogni caso: non vi sono problemi di pesi imbarcati: maglie di catene grosse come un pugno, chilometri di cavi d’acciaio avvolti su verricelli sostenuti da binari ferroviari, reti lunghe miglia, portelli in acciaio con il massimo disprezzo al contenimento dei pesi. Sotto, in sala macchine, la potenza dei motori si misura in multipli di 1000 hp. La nautica da diporto, diretta erede delle antiche barche da pesca a vela, guarda stupita a questa moderna flotta peschereccia, e si chiede come saranno i suoi eredi. Sfiliamo lentamente, immagino un secolo fa quando i pescherecci, naturalmente senza motore, imbarcavano decine di marinai, per un lavoro pericoloso e mal pagato. La Corporazione cercava di tutelare i numerosi orfani e le vedove dando loro assistenza ed alloggi… Il mare, che si cercava di render benevolo con offerte di ceri e reliquie, dava quello che rimaneva nelle piccole reti. I tempi sono cambiati: oggi le reti sono grandissime, le barche veloci, e si esce con ogni tempo. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio; per ammortizzare i costi di acquisto e manutenzione, l’equipaggio è ridotto a un pugno di uomini: il “padroncino”, preoccupato di pagare le cambiali in scadenza e qualche extra comunitario; ad aiutarli il generoso motore. Tutto sembra meglio rispetto ad un secolo fa, ma analizzando meglio, quanto è il costo sociale ed ecologico del nuovo sistema? Mentre sorgono queste domande, governo attento per lo stretto budello tra i pescherecci. In fondo, a 500 metri, sempre lui: il ponte. Il ponte tra Chioggia e Sottomarina viene aperto tutti i giorni feriali alle 6.30 del mattino ed alle 2 del pomeriggio: è quasi ora. Col motore al minimo siamo fermi nella corrente. I minuti passano lenti; poi arriva il vigile, il traffico si ferma. L’incaricato apre. Il ponte ruota lentamente sul piano orizzontale. Le barche passano nel bacino interno, dove attraccano alla banchina fornita dal Comune per il Raduno de I Venturieri. Siamo vicini ad un altro ponte: al ponte dell’Unione, un ponte fisso questo, che, come si può arguire dall’onomatopeica, unisce Chioggia a Sottomarina. Li si sono dati convegno più di 70 scafi di tutte le dimensioni, ma accomunati da un comune denominatore: sono barche “venturiere”. A Chioggia non sono presenti gli yacht, che troviamo a Imperia, Porto Cervo o Viareggio: barche meravigliose, ma forse più adatte per farsi notare, con le vernici perfette, gli ottoni splendenti, l’equipaggio (spesso prezzolato) con divise immacolate, e che rappresentano più l’ostentazione di uno status simbol, che il giusto mezzo per navigare . Le barche “ venturiere” sono diverse. La loro dimensione non ti turba; del resto alcune barche presenti dimostrano che si può navigare comodamente per tutti gli oceani con barche lunghe dieci metri.. Le loro attrezzature non svettano verso il cielo, con la necessità di dover installare in testa d’albero luci stroboscopiche per farsi individuare dagli aerei. Le vernici e le pitture a volte sembrano fin troppo trascurate ma bisogna ricordare che il 40/cento delle barche presenti erano autocostruite, e la manutenzione di quasi tutte è curata dagli stessi armatori, col meraviglioso risultato di creare una barca “zen”, in cui la barca è il diretto risultato dell’attenzioni che le riserva l’armatore. Non essendo costruite in serie da cantieri industriali, le loro silhouette sono ben differenti. Alcune sono dei veri “recuperi”: qualcosa…, un’amore a prima vista è scattato, sono seguiti restauri e faticose manutenzioni eseguite per lo più dagli stessi armatori; in questo gruppo troviamo il Dalkey Bay di Giovanni Avanzo e Rosalia Romagnolo, il Colomba, uno jawl di Auroux Arcachon, degli anni ’30, amorevolmente restaurato da Michele Sambonet. Un altro gruppo numeroso era costituito da barche costruite su commissione da disegni di Architetti famosi, tra cui AL-NA’IR II costruita nel 1960 dal cantiere Carlini su disegni di Sparkman & Stephens. Molte le vele di Sciarrelli, tra queste la goletta aurica Grand Bleu, gemella del Grande Zot, che coi suoi 24 mt di lunghezza “fuori tutto” era l’ammiraglia della flotta ma, a dimostrazione che non è tanto importante la grandezza, ma la bravura e la determinazione del suo comandante (e dell’equipaggio), la sua sorellina minore “Gabbiano felice” (sempre uno scafo in acciaio disegnato dall’architetto triestino) col suo skipper Bruno Soldati, con molta semplicità ma grande competenza, ci racconta del suo giro due volte attorno al mondo! E sempre di Sciarelli “Fontemurata”, bella col suo alto albero in legno senza crocette.

  In mogano fiammato il Cat boat “Mili” costruito su disegno di Gatti dal cantiere Colombo del lago di Como, perfetto, con i legni a vernice; e non poteva esser altrimenti dato che il suo proprietario, Livio De Marchi, è il noto artista, capace il mondo in legno di ricreare. Cose semplici, come scarpe, cappelli e camicie abiti completi a grandezza naturale, a volte in piedi, a volte in forma di sedia; ma De Marchi non si è fermato qui. Anche l'automobile - la mucca sacra della nostra civiltà, quasi come una moderna armatura - è stata trasformata in legno dall’artista e corre spedita galleggiando sull’acqua. Molte le barche autocostruite bello il “Freedom” di Rodolfo Borghi, su disegno dello studio inglese Giles. Ma il progettista più amato, e più rappresentato, è il nostro Foschi; sue il Chiocciola, Pikkio, Poca Vogia, Foschia, ed altre, quasi tutte costruite in compensato marino col sistema del cuci incolla, che unisce alla velocità di costruzione una grande rigidità e robustezza. Sempre in compensato i dieci piedi dell’amico Paolo Lodigiani. Vi sono poi le barche da lavoro, tipiche della laguna, che meriterebbero forse un raduno solo per loro! Alcune, come il bragozzo Paradiso, conservano intatte la rusticità delle barche che faticavano tutti i giorni, altre più corsaiole utilizzano anche materiali moderni, mentre costruita dagli ultimi mastri d’ascia siciliani, tutta in fasciame pitturata a colori sgargianti, la vela latina ”Santa Lucia” ci ricorda il traffico di lupini raccontato dal Verga nei Malavoglia! Per tre giorni si sono susseguite attività nautiche all’insegna dell’allegria e dell’amicizia, pur tenendo conto dell’impegno e del rigore che l’associazione de I Venturieri ha sempre coltivato nel campo della nautica. Accanto a gare un po’ goliardiche , come quella della “pastasciutta” si sono svolte gare di abilità marinaresca che ha visto impegnati con grande serietà i concorrenti, Uno accanto all’altro marinai di ogni tipo, da quelli di acqua dolce a… skipper oceanici, da proprietari di yacht di più di 16 metri a autocostruttori di dieci piedi, si sono dati battaglia nel fare impiombature e nodi di diverse difficoltà sostenuti da un pubblico che ha partecipato con entusiasmo, che ha raggiunto l’apice nella gara della “sassola”. Questa consiste nel riempire con acqua di laguna e quindi svuotare un grosso bidone, utilizzando secchio e sassola nel più breve tempo possibile. Come tutti i giochi d’acqua gli schizzi e le bagnate non si sono risparmiate, con grande partecipazione degli spettatori! Al raduno è posto l’arrivo del Velalonga Raid: una nuova manifestazione che si ispira ad analoghe che si svolgono in Finlandia e nel nord Europa, un percorso raid di circa 60 miglia divise nei vari giorni: con pernottamenti in posti favolosi, 2 regate al giorno, arrivo a Chioggia il venerdì sera per partecipare al raduno de I Venturieri, ancora regate il sabato ed infine la domenica si partecipa alla Chioggia-Venezia, la più antica e famosa regata della laguna, in parallelo alla Regata della Vela al Terzo. Il tempo non certo clemente ha costretto al ritiro buona parte della piccola flotta. Dopo tre giorni di avventure è giunto per primo “Sisa”, ma dopo tanto vento e tanto remo si può certo dire che lo spirito di de Coubertin sia stato rispettato: l’importante è partecipare. Sabato si sono uniti gli equipaggi di Sanpierote, tope e bateli a pizzo organizzati dall’associazione Vele al Terzo. Queste barche pur essendo piccoli scafi racchiudono secolare esperienza sia costruttiva sia di navigazione in laguna, e per domenica è prevista la partenza della Chioggia-Venezia, la più antica e famosa regata della laguna, in parallelo alla Regata della Vela al Terzo navigheranno anche le imbarcazioni del Velalonga Raid. Gli equipaggi si sono radunati nel tendone de I Venturieri per la cena di sabato in cui il cibo era solo il pretesto per ritrovarsi in più di 80 amanti del mare e delle barche. E’ stata l’occasione per scambiare idee e sensazioni tra amici che non si conoscono , ma avendo in comune gli stessi interessi entrano subito in sintonia. Il tutto guidato dalle poesie e dai ricordi di Enrico Marchesan, poeta di Chioggia che ha fatto vibrare il cuore dei presenti. Come si capisce da tutto ciò si può dire che il Raduno de I Venturieri sia un’occasione un po’ speciale per incontrarsi tra amici, che si sono quindi lasciati, portati da rotte divergenti, dopo essersi dato appuntamento per il prossimo anno.