Barcolana 2007

Barcolana 2007

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Appunti di Viaggio

Bora forza 7 non è l’ideale per veleggiare da Chioggia a Trieste rotta 68°, mn 61. Con questo vento che soffia da qualche giorno, anche il mare è agitato da onde piuttosto ripide. L’equipaggo è ridotto, difficile trovare Venturieri liberi nei giorni feriali. Il cielo è coperto e la temperatura resa ancor più rigida dal vento teso. Partiamo all’alba, rimaniamo ridossati in laguna ed usciamo in mare dal porto Lido. Il vento, come previsto da Adriamet, rinforza ulteriormente. A motore e randa di trinchetto cerchiamo di stringere il vento al massimo; allontanandosi dalla costa le onde diventano “scomode”, la barca picchia e qualche cresta si rompe in coperta. La corrente é sfavorevole, la velocità scende a pochi nodi. Invece di attraversare con rotta 85°, diretta su Umago, facciamo bordi sotto costa. Il pilota automatico funziona perfettamente, ma dobbiamo stare intirizziti in pozzetto a guardia di piocere, reti, pescherecci, e tenendo d’occhio lo scandaglio.

Rimanendo tra le batimetriche dei 4 e dei 12 metri giungiamo all’imbrunire a Caorle. Il mattino seguente il vento cala a 15 nodi, sempre da NE. Con l’aiuto del motore arriviamo a Trieste, allo Yacht Club Adriaco. Molte sono le vecchie signore giunte per partecipare alla Barcolana Classic (riservata alle barche d’epoca e classiche) ma, nonostante l’affollamento, a tutti viene dato un ormeggio sicuro e tutte le manovre si svolgono nel migliore dei modi. A sera, dopo la regata, il prestigioso Club offre a tutti gli equipaggi una cena a base di piatti tipici della cucina triestina .

Ma il pensiero di tutti va alla grande regata di domani. Trieste brulica: le barche, numerosissime, ormeggiate lungo la banchina San Giusto sembra vogliano invadere la strada, mentre i gazebo e la folla sembra sconfinino in mare. Al mattino l’equipaggio è pronto. La bora ha soffiato a 40 nodi per tutta la notte. In previsione di una dura navigazione viene sbarcato il gommone ed il fuoribordo, tutto sottocoperta viene rizzato al meglio, le dolci navigazioni estive sono un ricordo, indossiamo cerate e berretti ed...attendiamo istruzioni.

La partenza è stata rinviata di un’ora e non è stata data per le passere (piccole barche con pozzetto non autovuotante e quindi a rischio di affondare). Siamo tutti attenti alle comunicazioni trasmesse via VHF. Quando viene confermato lo svolgimento della regata le barche sciamano dagli ormeggi, sono centinaia, migliaia. Partecipano barche da regata di 30 metri condotte da professionisti della vela (Neville Crichon, Cino Ricci, Mauro Pellaschier ), vincitori di Coppa America (Russel Scout), barche di pochi metri, portate da pensionati, scafi di piu’ di 50 anni contro vere Formula Uno con alberi in carbonio e vele ultraleggere. Si parte tutti assieme, sulla stessa linea. Il forte vento, il numero e la vicinanza di imbarcazioni, sia concorrenti che scafi a motore dell’organizzazione, dell’assistenza e di fotografi, costringono il timoniere ad un’estrema attenzione per evitare gli abbordi; e poi si sa, il Grand Bleu, con la sua chiglia lunga, non vira su se stesso come le barche moderne.

Una alla volta issiamo tutte le vele. Il vento è forte, stimiamo 35 nodi, ma non vi è onda. Ormai, pur conoscendo i nostri limiti, Romana, che timonerà per il primo bordo, è entrata nello spirito della regata e, quando vede che la nostra gemella Chiaretta ha issato tutta la maestra, ordina che lo facciamo anche noi, decisi a lasciare tutte le vele tranne quelle che la Bora voglia portarsi via. La falchetta è in acqua, viaggiamo come treni. A bordo non vi è il solcometro, ma posso assicurarvi che superiamo i nove nodi. La partenza, con andatura al lasco, ci ha visto tra la prima metà della flotta composta da più di 1400 concorrenti. Corriamo paralleli, fra barche che straorzano, spinnaker che scoppiano, fragore del vento, di vele e di grida. Corriamo come treni, sembra di esser su un bob di venti tonnellate lanciato senza freni. Ormai la prima boa è vicinissima: tutte le barche convergono là, attratte da un misterioso richiamo. L’equipaggio lavora, il timoniere è attentissimo, gli uomini alle scotte non risparmiano la fatica di lascare o cazzare pochi centimetri, secondo le andature. Senza verricelli, con 80 mq di randa e trenta nodi di vento, è un lavoro duro e pericoloso. L’euforia della gara ci ha preso e, quando si è trattato di girare la prima boa, siamo confluiti nella mischia a distanza ravvicinata, anzi ravvicinatissima. Urla, grida, improperi mai ricevuti in vita mia. Le barche sembrano rimbalzare nella loro folle corsa, una sull’altra. Chiudo gli occhi nell’attesa di udire il rumore dell’impatto. Abbiamo un contatto ravvicinato col concorrente 805, fortunatamente senza gravi conseguenze. Il mare è ancora bianco di schiuma, le barche cosi numerose da oscurare l’orizzonte e ora, di bolina, le incroci e ti incrociano . Ci portiamo fuori dalla mischia e terminiamo la nostra prima barcolana al 1092.mo posto, pensando già a quella del 2008 .