L'avventura di Kalypso

L'avventura di Kalypso

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Corrado Tritto

L'avventura di Kalypso si è svolta nell'agosto 2006, quando il nostro equipaggio - Corrado, il “capitano”; Giacomo (9 anni), l'aiuto velista, Giorgio (6 anni), il mozzo, e Stefania, la cambusiera – è partito da Valli di Choggia verso la Croazia. Tre settimane di mare, pioggia, vento, un po' di sole, tanta determinazione, un pizzico di ottimismo e grande collaborazione. Kalypso è stato il pezzo forte.
Il nostro cat boat Kalypso, 5,20 x 2,20 mt, è il riadattamento di un progetto di Charles Wittholz in formato cuci-incolla grazie alla supervisione dell'Arch. Rodolfo Foschi e, non da meno, l'esperienza e la passione di Massimo Perinetti, il titolare del cantiere dei Venturieri a Valli di Chioggia che ha costruito lo scafo e i pali. In verità l'avventura è iniziata molto tempo prima: almeno due anni di meditazioni, progetti, contatti con cantieri, ricerche, la scoperta del cat boat, il contatto con la Cat Boat Association , la rivisitazione del progetto, l'affidamento dei lavori al cantiere dei Venturieri di Perinetti….fino a quando, quasi senza che ce ne accorgessimo avevamo una barca, piccola, ma sicura, affidabile e, soprattutto, elegante, tanto elegante che dovunque l'abbiamo porta ta ha attirato l'attenzione e l'interesse di velisti, turisti ed armatori che la fotografavano e si avvicinavano chiedendoci la sua storia; un po' come se Kalypso fosse una diva dello spettacolo. Quando si complimentavano per il coraggio che avevamo avuto ad affrontare un bel viaggetto in condizioni atmosferiche non ottimali non sapevamo come rispondere.
Di sicuro questo viaggio è iniziato per un pizzico di incoscienza, per la fiducia nel capitano, un esperto velista un po' arrugginito, e nella barca, un'imbarcazione affidabile per progettazione e costruzione. Kalypso è stata battezzata a Pasqua 2006 e preparata frettolosamente, ma con grande determinazione, dal “capitano” e dalla “cambusiera” perché potesse affrontare questa crociera. Alla partenza, il 29 di luglio 2006, Kalypso era priva dell'impianto elettrico, l'armo appena abbozzato, la randa nuova di zecca. Percorso il canale Novissimo sotto il caldo torrido del mese di luglio (quanto lo rimpiangeremo questo caldo!), ci siamo fermati alla spiaggetta di Caroman per fare un bagno rinfrescante ed eseguire gli ultimi lavori tra i tuffi dei bambini. Siamo ripartiti diretti a Venezia, ma il tramonto ci ha raggiunto nei pressi di San Pietro in Volta sull'isola di Pellestrina. Il cielo era velato e all'orizzonte la presenza di qualche nuvola ci impensieriva sulle condizioni atmosferiche della notte e del giorno dopo. Il buon senso ci consiglia di fermarci e cercare un posto nel porticciolo di San Pietro per passare la notte. Cerchiamo il VHF nella cabina per capire come evolve il tempo. Niente da fare: il VHF è rimasto in auto! E ora? Stefania decide di partire di buon mattino da Pellestrina per recuperare l'oggetto a Valli. Alle 6:30 era in autobus, alle 7:00 sul vaporetto, alle 10:00 a Valli e, puntuale, alle 13.00 al benzinaio del Lido di Venezia dove Kalypso l'aspettava per partire alla volta di Santa Margherita di Caorle. Ballando tra un motoscafo e l'altro, – Venezia e la laguna sono diventati proprio un'autostrada di moscati irrispettosi! – superiamo il Forte di Sant'Andrea ed usciamo in mare aperto.

È l'ora della vela. Finalmente. Che pace! Cominciamo a rilassarci cullati dalle onde e dalla brezza di un leggero venticello. L'ideale per un bagno al traino. Giacomo e Giorgio non se lo fanno dire due volte. Si legano ben bene alla cima e si tuffano. Quanto bello e grande è il mare! Stiamo lentamente scarrocciando verso un piccolo motoscafo anni Settanta, di quelli con i sedili in similpelle sdruciti…..“Il mar se tanto grando ti proprio in dosso a mi te ga' da venir!!!” – urla il proprietario, e, noi, disattenti ci siamo dovuti organizzare in un lampo per far salire sulla barca i bambini e accedere i motori. Si inizia bene! Nel pomeriggio il vento rinfresca fino a 15-18 nodi, anche troppo. Kalypso parte di slancio per arrivare in prima serata a Santa Margherita con una bella galoppata a lasco-poppa alla velocità di crociera di 5 nodi. Cena in barca - immancabilmente pasta al ragù alla bolognese! - e passeggiata per il paese. Attirati da un duo di rocchettari anni Settanta, Giorgio è il primo ad esibirsi davanti ai ballerini di rock acrobatico. Il chitarrista lo avvicina per complimentarsi, e Giorgio chiedendo l'autografo, riceve invece il plettro. Lo conserverà gelosamente per tutto il viaggio. La mattina dopo il cielo è coperto, ma le previsioni ci incoraggiano a partire verso Pirano: è previsto un miglioramento nel pomeriggio. Ci aspettavano 28 miglia di traversata. Lasciamo Santa Margherita facendoci l'arco in mezzo ad uno stormo di cigni incuriositi. Giorgio e Giacomo li attirano a se' con le molliche di pane

Il vento non si decideva a farci compagnia. Una lieve brezza nel pomeriggio ci costringeva alla velocità di 2 nodi a vela. L'avvistamento di una bellissima tartaruga in mezzo al mare, accompagnata da una coppia di eleganti delfini, ci ha fatto godere appieno il fascino della pace e del mare. Ma il tempo correva, e non ci potevamo più permettere di continuare a quell'andatura. Riaccendiamo il motore e acceleriamo.
Al tramonto, dopo 8 ore di traversata, eravamo a Pirano. Inaspettatamente il porticciolo era dotato di un bagno pubblico con doccia calda. Ci voleva proprio! Così come l'ennesima spaghettata al ragù e un buon gelato. Ci svegliamo sotto la pioggia. Era la mattina del 31 luglio. Un temporale dopo l'altro rimanda tutti i nostri programmi. Accanto a noi era ormeggiata una barca di una scuola velica tedesca diretta a Capodistria. A bordo avevano tutte le diavolerie elettroniche possibili per conoscere le previsioni atmosferiche in tempo reale. Alle 13:00 risultava che il cielo schiarisse per lasciare almeno 2 ore di tregua. Passiamo in capitaneria per chiedere conferma. Non ci restava che aspettare almeno le 13:00 per partire. Volevamo arrivare ad Umag. Un'occhiata al Portolano ed alle cartine nautiche rivela che la città distanziava una diecina di miglia. Se le previsioni erano corrette ce la potevamo fare. Erano le 10:00. Decidiamo di passare la mattinata a giro per il paese. Cerate e scarpe da ginnastica. Sembrava di essere in autunno.
 Pirano è una tipica cittadina slovena sul mare. Non gli manca niente. Una passeggiata sul mare per turisti, buoni ristoranti di pesce, la piazza del mercato, la cattedrale in cima alla collina, il castello e la capitaneria. La piazza centrale era un po' come il campo da calcio del paese: ragazzini di tutte le età giocavano a pallone. Giacomo e Giorgio per la prima volta nella loro vita si trovano a disagio, due bambini come loro che dopo cinque minuti di permanenza hanno già fatto amicizia. Nessuno passava loro la palla nonostante le loro ostentate richieste. “Papà, ma che lingua parlano?” - I bambini che giocano a calcio sulla piazza parlano solo sloveno e li rendevano impotenti a stabilire una relazione. I gesti e le intenzioni non sono bastate. Alla fine si sono dovuti arrendere e consolare con una Coca Cola. Intorno alle 13:00 in effetti il tempo migliora. Un leggero venticello si alza, la pioggerellina si ferma, le nuvole lasciano intravedere sprazzi di cielo azzurro.  Torniamo in barca e ci prepariamo alla partenza. Alle 14:00 uscivamo dal porticciolo di Pirano. Il vento era giusto: 12- 15 nodi di bora. Il capitano issa la vela e Kalypso, mura a sinistra, vento al giardinetto, vola a 5 nodi.  Ci manteniamo sotto costa per sicurezza ed in un baleno siamo a Umag. È già tempo di ammainare. Corrado salta da poppa a prua ad imbrogliare la randa, Giacomo molla le drizze, Giorgio dà i comandi e Stefania timona: “Mi raccomando, Stefania, tieni meda rossa a sinistra e verde a destra!” – urla il capitano. Il golfo d'entrata diventava un canale stretto, con la capitaneria da una parte e i moli del Marina dall'altra. Entriamo e con non chalance Stefania chiede al capitano: “Ma la boa gialla e era dove la tengo a sx o a dx? boa gialla e nera!!!!. Abbiamo corso un bel rischio. Il Marina di Umago era bruttissimo, con tutti i pontili in cemento e lontano dalla cittadina. Non ci rimarremo per molto. Il giorno dopo di prima mattina, una volta fatte le carte d'ingresso per ben 53,00 €, ce ne siamo andati. Il sole splendeva, la bora 3-4 ci ha permesso di veleggiare a 4-5 nodi sino alla baia, sconosciuta ma bellissima, di San Lorenzo di Daila. Lì passammo uno splendido pomeriggio alla ruota al centro della baia, tra tuffi, immersioni e nuotate. La bellezza e la tranquillità del posto ci ha invitato a rimanere. Così ci siamo fermati dietro il moletto del piccolo porticciolo di pescatori di San Lorenzo. La sera, sotto un tramonto incantato e la luce chiara e maliziosa della luna piena, Corrado e i bambini si sono goduti una bella immersione notturna.
Uscirono così affamati che, tanto per cambiare, si fecero fuori quasi mezzo chilo di pasta al ragù! Le previsioni indicavano variabile e bora 3-4 per il giorno dopo. Chi l'avrebbe mai detto che ci saremmo svegliati nel bel mezzo della notte bagnati dalle gocce di pioggia che entravano da uno degli oblò! Stefania si rigira in cuccetta e passa la mano sul viso: “Caspita sono proprio bagnata!” –pensa tra se e se. Una goccia dopo l'altra cadeva sul suo naso con regolarità. Ma da dove veniva? Alza la mano e si rende conto che un rivolo d'acqua usciva dall'oblò. La pioggia battente fuori scuoteva sul pontile della barchetta. Stava venendo il finimondo fuori: pioggia torrenziale e vento forte. “Corrado, Corrado, svegliati, sta piovendo in barca!” – sussurra. E tamponando con gli asciugamani abbiamo passato una bella nottata! Per fortuna i bambini hanno continuato a dormire imperterriti.
Al mattino le condizioni atmosferiche non sembravano affatto migliorate. Non appena è smesso di piovere siamo scesi nella speranza che il vento facesse scappare le nuvole e ci permettesse di proseguire la crociera. Ma il vento era girato a sud-ovest e si avvicinava un cielo nero che non prometteva nulla di buono. San Lorenzo per l'appunto è una baia aperta a sud ovest. Un pescatore locale, tanto per renderci tranquili, ci disse che quel vento era pericolosissimo in quella baia! Aveva visto affondare diverse barche. In attesa di prendere una decisione, siamo andati a fare un giro per il paesello e, dopo una pizza, rientrati al porto, l'abbiamo vista brutta. Il mare in 2 ore era montato, il vento forte, la temperatura a 17°, l'orizzonte terso a meno di 200metri…..Forse era il caso di pensare di trovare un alloggio a terra per la notte…e di spostare la barca un po' più distante dal molo. Corrado sale in barca, ci lancia il minimo per un ricambio - 2 borsette e via - e ci incoraggia ad andare. Lui avrebbe pensato alla barca, noi all'alloggio. Non rimaneva molto tempo: una buriana era alle porte. Stefania e i bambini hanno dovuto camminare e chiedere un bel po' prima di trovare, grazie all'aiuto dell'unica agenzia turistica del posto, un appartamento libero per la notte. Il tempo non ci ha lasciato raggiungere in tempo la casa: è scoppiato un temporale d'altra stagione. Siamo arrivati inzuppati ben bene. Meno male una doccia calda ci ha rinfrancato.
Erano passate almeno 2 ore. Di Corrado nemmeno l'ombra. Eravamo preoccupati. Al cellulare non rispondeva e Stefania non sapeva come lasciare i bambini. Poi si accorge, guardando dalle finestre, che al di là di uno spiazzo verde abbandonato di fronte alla casa, si raggiungeva la strada lungo mare da cui sarebbe stato possibile vedere la barca. Lascia i bambini alla televisione e a passo veloce raggiunge il “lungo mare”. Corrado non riusciva ad abbandonare la barca. Se ne stava appoggiato al muretto del molo, bagnato sotto la cerata e la pioggia battente. La barca era completamente avvolta dalle cime. Tutte le cime di bordo erano state utilizzate per rinforzare gli ormeggi, un'ancora era sistemata a poppa, 60 metri di cima di polietilene da 12 fissata a 2 corpi morti sott'acqua cercati con la maschera. Le bitte passano nello specchio di poppa per la cubia della barra; quattro cime a prua erano fissate alla banchina e poi alle bitte ed anche intorno all'albero. Si poteva fare qualcos'altro per salvare Kalypso? Sembrava che Corrado si stesse facendo e rifacendo questa domanda senza riuscire ad abbandonare la sua creatura. Stefania urlava e gesticolava, ma niente da fare: Corrado avvolto nei pensieri, testa china, non si era accorto di nulla. All'orizzonte il mare strappato dalle creste furiose era porta to in alto verso le nubi. Soffiava vento da sud-ovest, il terribile “neverin”, come lo chiamano in Istria. La pioggia e il vento rinforzano. Stefania torna di corsa verso casa sperando che prima o poi Corrado l'avrebbe chiamata al telefono per raggiungerla.
I bambini, per fortuna, erano ancora tranquilli davanti alla tv. Di fronte alle raffiche forti del neverin, al molo spazzato dalle onde, alcuni ragazzi che erano sul molo in costume da bagno sono fuggiti di corsa. Corrado si riparava dietro una colonna e controllava che gli ormeggi di Kalypso reggessero bene. Era ammirevole la sua resistenza. Dopo alcuni lunghi minuti tutto è passato: Kalypso era salva senza danni. Corrado si è sentito sensibilmente meglio. Era il momento di andare a casa. Il cellulare si era salvato in una tasca della cerata. Ha chiamato per raggiungere la famiglia nella casa affittata. Era il tardo pomeriggio. La mattina dopo la situazione non sembrava migliorata affatto. Che facevamo in un paesello di 4 case con 2 bimbi, il freddo d'autunno, la pioggia e il vento? Dovevamo dare una risposta alla proprietaria per sapere se rimanevamo un'altra notte…abbiamo preso tempo fino alle 15:00 quando dopo un'ora di calma si affacciava uno spiffero di sole tra le nuvole. Il mare si era un po' calmato. Per arrivare a Novigrad con il motore, lungo costa, avevo bisogno di 2 ore…solo di due ore. In quattro e quattr'otto siamo in barca. Il nostro Suzuki 4 tempi ci spinge fino al porto di Novigrad in tempo utile per evitare un ulteriore peggioramento del tempo.

Che freddo quella notte! Se non altro eravamo in un bellissimo Marina. La mattina al risveglio finalmente il sole! Ma ancora un venticello gelido e la temperatura bassa faceva pensare di essere nei primi giorni di ottobre. Stefania appende gli asciugamani e qualche vestito al boma con la speranza che si asciughino. Speranza vana. Purtroppo l'umidità e il freddo aveva inumidito i nostri ricambi. Lasciarli alla lavanderia del Marina richiedeva troppo tempo. Dovevamo sfruttare le buone condizioni atmosferiche. Non avevamo scelta con quel tempo birichino. Ci avviamo all'uscita e una barca entrante ci incoraggia: “Attenti che fuori c'è un metro e mezzo d'onda e vento a 20 nodi! Siete sicuri di partire?”. Il capitano non si scoraggia e decide di continuare sostenuto dal giovane equipaggio maschile. I dubbi e le paure di Stefania, ahimè, sono sempre passate sotto vento!

 Così la nostra Kalypso si avvia ad affrontare le onde e il vento forte con grande padronanza e sicurezza sotto randa terzarolata. Il GPS segna 5-5,5 nodi al lasco, e sotto raffica supera i 6. Le onde passano sotto la chiglia. Ogni tanto Kalypso si appoggia sul bordo accennando una reazione all'orza per poi riprendere la rotta, ma a bordo neanche uno schizzo. L'albero non insartiato consente di porta re la randa oltre la mezzeria ed evitare così insaccamenti. Non appena la barca orza un pochino la randa si sventa immediatamente, ma l'unico pericolo sono i sei metri di boma fuori bordo che nelle rollate toccano a mare. L'attrezzatura è stata montata più in alto possibile, ma occorre fare attenzione. La nostra diva Kalypso passa Parenzo in un baleno e vola verso Orsera alla velocità costante di 5-6 nodi. Si viaggia magnificamente. Siamo a un passo da Rovigno. Non rimane che fermarla con la forza. L 'onda era ben formata al giardinetto ed imbrogliare la randa è stata un impresa: il vento era ancora a più di 20 nodi. Siamo entrati a Rovigno da sud per ridossarci all'isola davanti Rovigno e manovrare con calma.

 Rovigno è una splendida cittadina veneziana, con intorno isole meravigliose che spingono a fare bagni e giri in barca per godere delle meraviglie marine, e, non da meno, gli occhi verdi di Brigitta (11 anni) e le preghiere di Giacomo ci convincono a fermarci ben 5 giorni. Avevamo letto spesso, sulle riviste di settore, del popolo dei “banchinari”, cioè coloro che usano la barca come “la casa al mare”, la spostano all'inizio delle ferie, si ormeggiano in un porto e non la spostano più fino alla fine delle vacanze. Ebbene a Rovino li ho visti da vicino. Dalla nostra banchina del Marina non si muove nessuno: famiglie intere che passano le loro giornate sul pontile a chiacchierare, prendere il sole, giocare, mangiare….un po' come sulla spiaggia. Per noi è una sofferenza. Se non altro i bambini hanno trovato compagnia per giocare, fare il bagno e pescare.  Dopo tante veleggiate intorno all'isola rossa, bagni, pescate in porto, nonché innumerevoli temporali di passaggio ripartiamo: è Giovedì Agosto . Giacomo è dispiaciuto e arrabbiato. Prega Stefania di svegliarlo all'alba la mattina della partenza. Lo scopo era appostarsi alla barca di Brigitta per darle l'ultimo saluto. Ma Brigitta avendo saputo che Giacomo partiva, era scappata – tra le lacrime per il dispiacere a detta della madre – per fare amicizia con un altro bambino!!!! Giacomo era arrabbiatissimo: “Un bimbo cretino, è quello!” – esclama risentito Giacomo - “voleva pescare con un sacchetto della spesa!!! Un cretino!” – e si chiude tra le lacrime. Si era proprio innamorato! Piccino!

Si parte con vento N-O di oltre 20 nodi, randa terzaruolata e GPS che segna ancora oltre i 5 nodi di velocità. Sotto raffica, o quando l'onda ci prende al giardinetto, la velocità raggiunge i 6,5 nodi, davvero troppo per Kalypso, ma meno tela di così non si può proprio esporre. La p rossi ma stagione provvederò a dotarla di un corredo di vele di prua da armare sul bompresso, un genoa da 10-12 mq ed una tormentina da 5-6. La barca “tirata” dovrebbe soffrire meno, ma soprattutto eviterei i 6 metri di boma fuori bordo con una maggiore semplicità di manovra e meno rischi. Si viaggia magnificamente fino a Fazana. Arriviamo nel primo pomeriggio. Il vento è quello giusto e nel canale fra le Brioni e la terraferma il mare è calmo e cristallino, tanto da convincerci a tirare ancora qualche bordo avvicinandoci a queste isole meravigliose per ammirarle.

Ricordo quando questo canale non era navigabile, vietato alle imbarcazioni da diporto: bisognava passare fuori e al largo. Ricordo anche quando la navigazione fu liberalizzata, ma avvicinandoci con alcuni amici veneziani ci siamo visti puntare da una postazione militare sulla costa. Finalmente si possono ammirare le Brioni: dal mare sono meravigliose, si vedono prati verdi ed animali selvatici che pascolano liberamente, l'acqua cristallina e le coste rocciose che degradano con dolcezza. Oggi sono un parco naturale e sono vietati l'ormeggio e l'ancoraggio. Per visitarle bisogna entrare nel costosissimo porto di Brioni O-Toci ed utilizzare gli appositi mezzi. Mentre si bordeggia fra le Brioni e la terraferma vediamo in lontananza l'inconfondibile sagoma di due Cat. Avvicinandoci notiamo lo scafo in mogano verniciato di uno dei due: è certamente il Mili dell'amico “Venturiere”. Strambiamo e ci avviciniamo. L'altro si chiama Pussy cat. Ci accodiamo alla piccola flotta che, bordeggiando al lasco, arriva in una piccola caletta sul versante nord della grande baia di Pola. Ci ormeggiamo in una vecchia cava abbandonata.

 Gli amici ci invitano ad una cena improvvisata a base di sarde e scampi, una pasta al pomodoro e frutta. Contribuiamo come possiamo con una grande insalata ed una buona bottiglia di bianco. I complimenti per Kalypso e per il nostro viaggio ci riempiono di orgoglio. Giacomo e Giorgio non smettono di fare domande sulle barca e sulle manovre, io ne approfitto per imparare qualcosa dell'attrezzatura e dell'armo a Cat aurico. Quando ripartiamo è quasi notte, ci siamo trattenuti troppo, Kalypso non ha luci per la navigazione notturna, gli amici ci scortano a breve distanza per farci sicurezza con le loro luci di via. Arriviamo al Marina ACI verso le 10.00 e prendiamo posto vicino alla strada. Salutiamo gli amici che l'indomani partiranno di primo mattino per passare il Quarnaro e ci prepariamo per la notte.

In piena notte ci svegliamo per i fulmini e il rumore dell'acqua che viene già a secchiate: il forte vento scuote la barca e spinge la pioggia sugli oblò a sinistra, uno dei quali non è bene sigillato e lascia colare un abbondante rivolo sulla faccia di Stefania. Cerchiamo di tamponare l'acqua con un asciugamano che presto è completamente inzuppato. Finalmente con un piccolo pezzo di nastro adesivo riesco a rimediare alla guarnizione difettosa e l' acqua smette di entrare. Si può riprendere a dormire. Meno male che siamo venuti al marina e non abbiamo optato per la rada!!! L' indomani il tempo è nero e minaccioso. Scendiamo a terra per visitare Pola. L'anfiteatro romano è magnifico, ed il borgo storico altrettanto: un complesso jazz suona per strada ed attira la curiosità dei bimbi che rimangono ad ascoltare. Arriviamo fino al mercato e facciamo entrare i bimbi dove vendono il pesce. I bambini rimangono un po' tra l'incuriosito ed il sorpreso e quando capiscono che possono fare domande e chiedere di vedere i pesci girati e aperti in tutte le maniere è un problema portarli via. Decidiamo di sfruttare l'occasione per cucinare finalmente del pesce ed acquistiamo 1 kg di sarde. Peccato che non ci eravamo accorti che non erano pulite e farlo nella nostra barchetta è stato un'impresa. Alla fine tutto odorava di pesce e i bimbi dapprima schifati, poi divertiti si sono finiti un bel piatto di sarde passate in padella. Giorgio era diventato bravissimo a ripulirle bene bene e a mostrarci la lisca per ogni pesce “finito” o meglio “scannato” come diceva lui.

L'indomani il tempo è ancora minaccioso, e non ci rimane che fare un giro per il centro di Pola e leggere i libri di storie in barca. Nel pomeriggio migliora un poco e sia al Marina che in capitaneria prevedono qualche ora di tranquillità, ma che una nuova perturbazione è in arrivo. Decidiamo di partire insieme ad un'altra barca italiana che, come noi, vuole raggiungere Baia Veruda. Percorriamo tutto il golfo di Pola sotto un cielo grigio, e quando usciamo in mare è decisamente preoccupante. Lontano a ovest si nota una temporale, il cielo color piombo e a nord la situazione non cambia. Bisogna fare presto. Il mare è gonfio con una fastidiosa onda incrociata, non c'è vento e viaggiare a motore in queste condizioni è veramente fastidioso. La vista del faro di baia Veruda stempera le tensioni. Con la radio chiamiamo il marina ACI per avvisare del nostro arrivo. Dal marina ci rispondano che hanno un solo posto in banchina un po' disagiato. Decidiamo allora di dirigerci verso la rada. Veruda è una rada molto sicura, il portolano scrive che sono anche disponibili numerosi gavitelli per il diporto. Entriamo pian pianino, con il motore al minimo. Facciamo il giro di tutta la baia: è piena di barche d'ogni genere, grandi e piccole, da regata e da crociera, ma poche belle, molti plasticoni e alcune vecchie. Passando vicino ad una bellissima barca anni settanta il proprietario ci fa' cenno di avvicinarci: “Dove avete preso questa meraviglia?”, ci chiede. Ci accostiamo al bordo e facciamo subito amicizia. Giorgio in un attimo sale a bordo per visitare la barca nuova e il proprietario stappa una bottiglia in onore di Kalypso. Poi lo invitiamo a salire a bordo di Kalypso: è un vero appassionato, si vede.

Il tramonto è alle porte. Ci stacchiamo e cerchiamo un gavitello: ce n'è uno libero sul lato nord, molto vicino alla costa. Per sicurezza filiamo anche l'ancora e rizziamo due cime al corpo morto: non si sa mai. Di notte passano ancora temporali: la pioggia battente e i colpi di vento fanno sussultare la barca e fischiano fra le sartie delle barche vicine. La mattina seguente il tempo sembra in via di miglioramento e partiamo subito per raggiungere la baia sicura di Medulin. Il mare è ancora confuso e senza vento: ci aspettano due ore di sofferenza a motore. Finalmente doppiamo il faro Porer ed entriamo a Medulin: sul lato nord c'è una baia bellissima e sembra il posto ottimale dove fermarsi. Abbiamo fatto un bellissimo bagno. Il tempo volge al bello e passiamo un bellissimo pomeriggio all'ancora: avevamo proprio bisogno di sole, erano giorni che non si faceva vedere. Gonfiamo il canotto e Giorgio finalmente può remare in giro per la baia. Un signore tedesco si avvicina a nuoto per complimentarsi della bella barca e chiederci informazioni sulla sua storia.  

 

 

 

 

 

 

 

 Al tramonto riavviamo il motore ed entriamo verso il paese. Ci dirigiamo verso Medulin che è un porto molto sicuro. Bisogna solo prestare attenzione ai bassi fondali perchè buona parte del porto ha un pescaggio di non più di un 1 mt. Per Kalypso, dal pescaggio di solo mezzo metro, non è un problema. A motore giriamo tutto il porto senza trovare un pontile al quale ormeggiare, non ci resta che rimanere alla ruota al centro del porto. Corrado fila l'ancora piccola con 15 metri di calumo, d'altra parte le regole dicono “almeno 5 volte il fondo” ho un fondo di 1 mt!!! Sulla costa si affacciano locali ed uno spettacolare Luna Park per bambini. Giacomo e Giorgio non aspettano altro che fiondarsi tra i giochi. Come fare che siamo alla ruota? Stefania suggerisce di gonfiare il capottino dei bambini e di portarli uno ad uno a riva. Corrado decide di rimanere alla guardia della barca come prudenza detta. Stefania riesce nell'impresa e i bambini sino a mezzanotte si divertono a più non posso.

Di notte nuovamente veniamo svegliati dal vento e dalla pioggia. L'ancora molla quasi subito. Corrado esce di corsa e riesce ad evitare la collisione con un peschereccio appena in tempo; poi brandeggia col motore per filare la linea d'ancoraggio pesante e getta l'ancora Danfort da 6 Kg tenuta da una grossa catena e 15 mt di cima. Fra due ancore affocate Kalypso non si muove: si può tornare a dormire. La mattina il tempo è variabile: una bella brezza tesa da sud ci invoglia ad uscire a vela. La baia di Medulin è il posto ideale per fare scuola vela, mare piatto e vento teso; tiriamo bordi di bolina fino all'ingresso. Ci ingaggiamo con una barca che, come noi, cerca di guadagnare l'uscita, l'angolo di bolina è equivalente al nostro…ed è subito regata! Non appena fuori il tempo peggiora: da ovest arriva un cielo nerissimo. È meglio rientrare: siamo nel “quarnaro” bisogna rispettarlo. In lontananza si vede la sagoma minacciosa della isola di Kerso, e più ad ovest, sull'orizzonte compare Unie che rimarrà una chimera del nostro viaggio: non riusciremo a raggiungerla. Con quelle condizioni atmosferiche così variabili non ce la siamo sentiti di affrontare il Quarnaro, non ne abbiamo avuto neanche il tempo per la verità. Abbattiamo e dirigiamo al lasco verso il fondo del golfo di Medulin, verso il marina ACI. Man mano che entriamo nella baia il vento cala fino a diventare una brezza confusa. Sempre a lasco passo vicino a due motoscafi open affiancati all'ancora. Il capitano di uno dei due tira fuori una macchina fotografica ed in piedi ci punta per fotografarci. Mi avvicino e gli chiedo di farmi avere copia della foto al sito dei venturieri. Si complimentano per la barca e ci salutano.

Entriamo al Marina e finalmente una bella doccia ci rimette in sesto. I bambini, mentre Stefania cucina e io sistemo la barca, si avventurano tra le barche del Marina. Senza che ce ne accorgiamo si sono sentiti autorizzati a salire sulle barche all'ormeggio senza proprietari. Un inglese richiama la nostra attenzione: che figura! Ma erano così interessanti le barche altrui per Giacomo e Giorgio che è stato difficile fermarli! Il giorno dopo il sole splende e decidiamo di muoverci entro la baia per fare un bel bagno e goderci il sole. Mancano solo 5 giorni alla fine della nostra vacanza. La sera non possiamo fare altro che programmare il nostro ritorno. Così, passata la seconda notte a Medulin, di buon mattino partiamo verso Baia Veruda. Il vento sembra proprio a nostro favore. Appena fuori dal Marina issiamo la vela ed è la volta buona per fare un po' di lezione a Stefania. Si comincia dagli elementi perché finalmente diventi indipendente nel direzionare il timone dalla parte giusta per mantenere la rotta al vento con la vela issata. Ben presto usciamo dalla baia di Medulin e, purtroppo, il vento più forte, le onde e il traffico delle barche rendono necessario di nuovo l'intervento di Corrado al timone. La barca sembra volare, anzi plana sulle onde, sicura di sé e volenterosa di raggiungere la sua massima velocità. In un batter d'occhio di poche ore raggiungiamo Baia Veruda. Era il primo pomeriggio. La voglia di fare un bel bagno e di rilassarsi sotto il sole e il vento ci spinge a fermarci subito all'entrata della Baia dove il mare è più bello. Senza accorgercene, passati un attimo in cabina per rilassarci un pò ci siamo tutti addormentati e al risveglio era ormai tardo pomeriggio. Non potevamo fare altro che trovare un posto all'interno della baia e prepararsi per la notte.

Siamo quasi pronti per la cena quando una barca di velisti si avvicina chiedendoci il permesso di visitare la barca. Li ospitiamo a bordo. Sono del Lido di Iesolo. Due velisti da regate con una barca da Regata: “Lui e Lei”. Ammirati per il viaggio affrontato e la barca non smettono di fare domande e scattare foto. Al risveglio del mattino dopo non sembrava vero di aver dormito in una pace meravigliosa, senza il disturbo di un temporale, o il rombo delle macchine o le voci dei vicini. La baia era immersa in una luce soffusa di pace. Una barchetta a motore si avvicina: era un contadino che vendeva frutta, verdura e pane fresco. Abbiamo fatto una delle più belle colazioni del viaggio, non tanto per quanto abbiamo mangiato, ma per la pace paradisiaca della baia. È l'ora di partire. Tiriamo su le cime, accendiamo il motore, tiriamo su l'ancora e al momento della partenza ci raggiungono le voci dei velisti su Lui e Lei. Ci lasciano in dono uno spumante in segno di ammirazione per la nostra barca e l'avventura. Al di fuori della baia, il vento a favore ci permette di issare le vele e volare! Senza sosta raggiungiamo le isole di Rovigno. Il sole splende e la voglia di fare un bel tuffo e rilassarci ci fa propendere per fermarci e fare una bella nuotata. Il vento forte ci ha condotto fino ad Orsera.

 Era ormai sera e speravamo di trovare un posto al porticciolo. Il paesino di Orsera sembra molto carino. Stefania si immagina una bella cena calda servita in qualche ristorante lungo il mare. Ma, ahimé, non vi sono posti liberi e una barca della capitaneria ci impone di fermarci all'esterno. Non possiamo fare altro che ormeggiare in rada sul lato ovest, tra alcune barche già ferme all'ancora con una cima a terra, meglio due, e con uno spezzone di catena per evitare che un colpo di vento possa tagliare la cima sulle rocce affilate come rasoi.Alla fine delle operazioni di ancoraggio vedo un ragazzo dalla barca vicina sbracciarsi ed esclamare alcune frasi in tedesco: sembra arrabbiato. Poi in un maccheronico inglese ci fa capire che ho afforcato la mia ancora sulla sua. Mentre cerca di spiegarsi la sua bella compagna, alta e bionda, si spoglia, indossa maschera e pinne (e null'altro) e si tuffa per controllare. Corrado, “per controllare a sua volta” si tuffa con la maschera e verifica che effettivamente il calummo lunghissimo della barca del tedesco passasse sotto la nostra ancora, e, soprattutto, controlla che c'era una bellissima tedesca nuda al tramonto, in un mare trasparentissimo e caldo… il bagno è stato proprio romantico!!!!

 La mattina ci siamo svegliati di buon ora. A colazione la tedesca era nuda sulla sua barca, pronta per tuffarsi di nuovo in acqua. Abbiamo notato che prima di fare il bagno toglieva il costume e poi si tuffava; non avrà capito bene come si usa: d'altra parte non ci sono mica le istruzioni! Poi carica sul tender il compagno, vestito completamente, il cane, lega la cima di prua in vita e poi a nuoto traina tutti a riva per una passeggiata. Però…. Si parte verso le 10,30 a motore, gironzolando fra le isole in direzione nord. Poi si alza una forte brezza da sud e ci ridossiamo in una profonda cala per manovrare con tranquillità ed issare la randa terzarolata. Quando usciamo, mure a sinistra, con Stefania alla barra, Kalypso sembra un cavallo pazzo, alza una cresta di schiuma sottovento e prende subito i suoi 5,5 nodi. Puggiamo fino al giardinetto in un bordo che ci porterà lontano da terra. Fuori troviamo mare molto formato e vento forte. Kalypso vorrebbe essere ancora ridotta, ma non è possibile, sotto raffica tende all'orza: bisogna prestare la massima attenzione ad anticipare questa tendenza orziera portando la barra alla puggia non appena si tendono le scotte. Le onde che ci raggiungono da poppa sembravano montagne: non ho mai imparato a stimarne l'altezza, ma quelle stando seduti nel pozzetto ci sovrastavano di un metro almeno e sembravano volessero entrare in pozzetto quando la poppa di Kalypso gli dava la scalata, su su fino in cima, accelerando vistosamente con due baffi di schiuma al lato della prua, e, come sempre, in pozzetto neanche uno schizzo! Il GPS segna fino a 9 nodi! Quando la costa quasi non si vede decido di cambiare mura, ma non ho il coraggio di abbattere in poppa, preferisco virare piuttosto che rischiare un'abbattuta. Abbasso la deriva e provo. Ci vogliono tre tentativi prima di riuscire a far cambiare mura a Kalypso. Mura a dritta, tiriamo il bordo verso terra, ancora con il GPS a 6-7 nodi; massima attenzione alle raffiche, alle onde, al boma ed eccoci nuovamente a Cittanova. Entriamo nella profonda cala appena a sud del porto, piano piano, cercando di domare il cavallo pazzo di Kalypso. Man mano che entriamo il mare si calma e possiamo calare l'ancora su un fondale di 15 metri davanti ad un spiaggia bellissima anche se affollatissima. Mangiamo e facciamo uno splendido bagno con relativo riposino pomeridiano.

Mentre dormiamo arriva un inferno di chiasso ed onde che ci svegliano di soprassalto: dalla vicina spiaggia hanno calato in acqua un motoscafo che traina un grossa galleggiante sul quale sei o sette persone siedono a cavalcioni, stile Squalo 1. È il momento di scappare via. Togliamo l'ancora e partiamo. Fuori il vento è leggermente calato. Puntiamo direttamente su capo Salvore, e arriviamo a Pirano verso le 20.00, dopo una splendida veleggiata al lasco-poppa. Prendiamo posto fra due barche sul molo ovest. Splendida cena e passeggiata sul lungomare, ma il tempo non promette nulla di buono. L'indomani è di nuovo peggiorato, piove con un cielo nero preoccupante. Alla nostra sinistra ormeggia un Comet da 8 mt perfetto. Il suo proprietario non smette di lavarla: “Ho preso qualche schizzo e con il sale si scivola in coperta” – ci dice. Davvero strano: ma come si può mantenere pulita dal sale la coperta di una barca da 8 mt? Comunque ci facciamo prestare la pompa e Corrado la spruzza per dare una lavatina anche a Kalyspso. Verso le 10,30 il cielo schiarisce appena. Corrado fa un salto in capitaneria per parlare con il capitano del porto e conoscere le previsioni. Cattivo tempo – dice - ma non ha allarmi, cioè non ci dovrebbero essere groppi o colpi di vento. Partiamo subito. La traversata verso Caorle è noiosa: mare piatto e pioggia. Nelle cerate si sta bene ma preferiamo scendere in cabina a ripararci. Corrado governa Kalypso con una pagaia legata alla barra, ma senza vedere avanti è veramente angosciante: bisogna rimanere alla barra. Man mano che navighiamo il tempo migliora, arriviamo a Carole che esce il sole su un mare colore del piombo ed un'atmosfera nebbiosa: ma come è strano questo mare!! Per telefono si fa sentire Alessandro del Foschia, un amico “Venturiere”.

Ci ritroviamo davanti al paesino di Caorle e dirigiamo verso la laguna di Caorle. Navighiamo in un paesaggio meraviglioso, pieno di uccelli acquatici, cigni, folaghe, in mezzo ad un ambiente mantenuto alla perfezione. Sulla riva si snodano svariate cavane con piccole barche ed alcune capanne di barena. Prendiamo un canale e ci dirigiamo alla trattoria da Toni dove passiamo una serata magnifica fra vino bianco e pesce arrosto ed una ospitalità da raccomandare. Dormiamo profondamente ormeggiati in canale ospiti del proprietario della trattoria. Intorno c'è un silenzio che sembra di essere in un altro mondo. Alle 9, dopo un caffè, si torna a Chioggia. Il nostro viaggio è alla fine. Tagliamo con l'aiuto del GPS che segnala 28 miglia , una tappa lunga. A motore fino al primo pomeriggio, quando si alza un poco di vento da sud-est: per Kalypso è bolina stretta. Qualcuno ci disse: “Se prendi due ca notti con un ombrellone nasce una regata” - come è vero: fra noi e Kalypso è subito match race. Guidiamo a distanza il Foschia con nostra grande soddisfazione fino a quando si rompe la ritenuta della penna e la randa si affloscia: solo allora il Foschia ci supera e non riusciamo più a raggiungerlo. Il Foschia di bolina è bellissimo, con la sua randa marrone e le sue linee classiche; un piccolo capolavoro del Foschi.

Arriviamo in bocca di porto di Chioggia verso le 18 e regolarmente rimaniamo prigionieri nelle immense " peociare" ( coltivazioni di mitili) che davanti al porto di Chioggia tappezzano tutto lo spazio acqueo: boe bianche, nere, rosse, senza un apparente criterio. Dove andare? Davanti alla bocca di porto il vento e la corrente sono molto forti ed entriamo in quello che il grande Gianmarco Borea diceva essere il porto più sicuro del Mediterraneo. In effetti dentro si veleggia benissimo. Riprendiamo il canale Novissimo e subiamo dopo ecco di nuovo la persecuzione delle barche a motore che ci superano a gran velocità causando un moto ondoso sconquassante per Kalypso. Bella la Laguna, bellissima, ma quanto è fastidiosa per l'enorme popolo dei barcaroli che senza rispetto viaggiano nei canali a velocità spropositate, causando onde che rendono un sacrificio la navigazione con una barchetta come la nostra! All'ormeggio siamo basiti, sistemiamo la barca ed entriamo in macchina con una sensazione di disagio: anche chiudere gli sportelli dell'auto ci sembra opprimente, l'auto è troppo piccina, siamo troppo abituati allo spazio aperto, al cielo, al vento……. Partiamo con i finestrini aperti per sentire ancora il vento sulla faccia.

Ci fermiamo al primo bar e prendiamo da bere ai tavolini all'esterno: ci sembra di essere estranei al mondo al quale siamo abituati. Le auto che sfrecciano sulla Romea, ci sentiamo come marziani appena sbarcati sulla Terra e ci dobbiamo riabituare a questo mondo nevrotico ed inospitale. Tre settimane in barca sono lunghe ma sembrano passate in un attimo: come avere chiuso gli occhi per dormire ed al risveglio aver sognato tutto. Siamo di nuovo a Chioggia e negli occhi e sulla pelle rimangono le sensazioni meravigliose del mare, del cielo, del vento, la tensione del cattivo tempo, i delfini, Medulin, gli amici, le sarde, i tuffi dei bimbi e le lunghe galoppate di Kalypso al lasco…….tutto finito……è mai possibile? Una barca non è un oggetto, è una cosa viva, ha un'anima. Anche Kalypso ha un'anima: catturata da quel genio che è Wittholz in pochi tratti di matita, riconosciuta e rispettata da Massimo Perinetti che l'ha costruita, Kalypso, come tutte le barche, ha la capacità di condurti in un sogno a patto che si riesca a sentirla: molli gli ormeggi e ti porta ogni volta in un sogno diverso, lasciando dietro tutto l'assurdo di questo mondo “civile” in cui vivi, facendoti riassaporare il contatto con la natura e col mondo vero, non quello degli uffici, dei computer, dei rapporti di lavoro che è tutto una finzione.