5° Raduno de " I Venturieri"

5° Raduno de " I Venturieri"

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Chioggia - 30 Maggio-1 Giugno 2009

 

 

               Relazione del raduno 2009
               di Marco Pozzi

 

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Relazione conclusiva del nostro 5° raduno I VENTURIERI
Possono un vecchio,una barca ed un secchio di pece salvare la nautica?

Possono un vecchio, una barca ed un secchio di pece salvare la nautica?

E’ quello che si chiedono i Venturieri al loro Raduno di Chioggia, e ne escono con un’idea:”ecco

come possiamo fare noi per salvare il mondo della nautica, o almeno il nostro angolo di banchina”.

La desertificazione morale dei diportisti è la conseguenza della gestione della nautica moderna,

delle barche di “plastica”.

Si badi, non è un problema di materiale di costruzione, ma della filosofia moderna imposta

dall’industria al diportista, che mira ad uno sfruttamento intensivo, con barche usa-getta (ma poi

dove le gettiamo?), aprendo il mare ad automobilisti trasformati in marinai.

Questa analisi era gia stata formulata da molti, e tra questi dal grande Carlo Sciarrelli.

Non si tratta di avere un atteggiamento snob nei confronti di un povero, ma economicamente

abbiente, dentista (potrebbe esser geometra o ragioniere o..), che lasciate pinze e trapano, scende

dall’auto e con lo stesso atteggiamento, con lo stesso “pathos” si allontana in mare.

Una cima è in acqua, ma non se ne cura, perchè il venditore ha detto che è di dacron, e non si

rovina, anche i parabordi sbattono allegramente contro il trincarino, la brezza pomeridiana è

favorevole ma il fiocco è rollato, anche la randa in mylar full batten è assicurata al boma.

Il nostro dentista, armato di telefonino e di un radiocomando che con due pulsanti controlla

timone, giri motore, elica di prua, finalmente si sdraia in pozzetto godendosi il sole ed il rollio.

Questa è la nautica da cui I Venturieri vogliono salvarci.

Come?

La risposta, una possibile risposta, si poteva trovare seguendo le varie fasi del Raduno di barche

classiche ed autocostruite che I Venturieri hanno organizzato, come ormai da diversi anni, a

Chioggia.

Le barche hanno riempito la banchina di Pazza Vigo, ma a causa di un colpo di bora non hanno

potuto effettuare la sfilata prevista lungo i canali tra Chioggia e Sottomarina.

Non è mancata la gara culinaria (con piatti che spaziavano da raffinate pastasciutte ai frutti di mare

al semplice fagioli-tonno-cipolla) e la gara d’arte marinaresca (con nodi e lanci di cime), che hanno

incuriosito i passanti.

Giovanni Panella ha tenuto una conferenza su Garibaldi marinaio; il nostro eroe dei due mondi, ha

vissuto infatti tutta la carriera nautica, da marinaio, a comandante di bastimento.

Questo mi ha dato spunto sui valori che cambiano.

Una volta si diceva, riferendosi ad un indiscusso mito mondiale, ”non parlar male di Garibaldi”.

Oggi i giovani a malapena ne sanno qualcosa.

L’architetto Sergio Abrami, intervenendo al Seminario, ha ricordato come nella nautica si siano

dimenticate le regole che i vecchi mastri d’ascia avevano definito in secoli di prove ed esperienza.

Oggi, dalle foto proiettate, vediamo barche disegnate da architetti che, in nome della modernità e

dell’innovazione, mancano delle caratteristiche di marinità che noi riteniamo indispensabili.

Altri interventi si sono susseguiti nel secondo seminario internazionale “città di Chioggia”.

Dopo l’intervento del sindaco Tiozzo e dell’assessore Marangon, inteso a puntare sulla connesione

tra tradizione-cultura-laguna hanno parlato il Comandante della Capitaneria di porto Franco

Maltese, con una relazione sulla storia e l’evoluzione delle motovedette, ricordando drammatici

episodi di salvataggi in mare, e l’architetto Claudio Menichelli della Sovrintendenza dei beni

architettonici di Venezia che ha esposto come si siano evoluti e trasformati gli edifici dell’Arsenale

a seconda della grandezza e della forma delle navi che ivi dovevano essere costruite.

Il restauro di questi edifici non può quindi prescindere da una profonda conoscenza di quelle

imbarcazioni.

John Robinson, venuto da Londra ci ha fatto un quadro delle normative sulla salvaguardia delle

barche tradizionali in Europa e in Inghilterra in particolare.

Il mastro d’ascia Agostino Amadi ci ha narrato la sua esperienza di lavoro nel cantiere di Burano e

del salvataggio della bissona veneta “Serenissima”, che, grazie al recupero effettuato a tempo di

record, ha potuto aprire, come sempre, il corteo della Regata Storica.

Il nostro socio Giovanni Avanzo ha raccontato l’esperienza vissuta nel recupero del suo topo

comacino e l’avventuroso viaggio di andata e ritorno da Venezia a Corfù, effettuato con questa

barca tradizionale.

I numerosi temi trattati sono stati ripresi da Carlo Bottigelli che ha, tra il resto, ricordato

l’esperienza di alcune città del Nord Europa, che per valorizzare i centri storici hanno agevolato i

proprietari di barche classiche e tradizionali ospitandole nei porti; si è ottenuto così il risultato di

avere un omogeneo contesto tra i palazzi e le antiche strutture restaurate e le imbarcazioni

tradizionali in acqua.

Non potrebbero fare lo stesso i nostri comuni rivieraschi?

Mi chiedevo all’inizio se possono un vecchio, una barca ed un secchio di pece salvare la nautica.

Forse I Venturieri, come Don Chisciotte, combattono a vuoto contro i mulini a vento!

Ma tutto è collegato: barche, cultura marinaresca, ambiente, inquinamento.

I Venturieri, che storicamente hanno sede a Chioggia, hanno particolarmente a cuore le loro barche

e il loro mare.

L’Adriatico è un mare eccezionalmente bello ma fragile, a grande rischio di inquinamento.

Tutti, tutte le regioni, tutte le nazioni hanno bisogno di turismo. Ma riteniamo debba essere un

turismo intelligente, sostenibile.

Nei sogni dei Venturieri vi è la promozione di questo mare, non solo della laguna, ma del “Golfo di

Venezia”, che nelle antiche carte è indicato a partire da Corfù e termina su a Trieste.

Si tratta di una unica entità geografica, delimitata da tante Nazioni, che non possono non avere le

stesse attenzioni per salvaguardare il loro mare, il nostro mare.

Incrementare ancor di più i contatti tra le varie Amministrazioni regionali e statali, per aver leggi e

controlli omogenei ed efficaci in materia di inquinamento e di salvaguardia dei luoghi di interesse

storico-artistico e naturalistico.

Attenzione non vogliamo una piatta globalizzazione, anzi sappiamo che ogni golfo, ogni isola ha le

sue barche, e noi vorremmo salvare e valorizzare le ultime rimaste.

Questo è il nuovo, ambizioso progetto de I Venturieri.

Se siete interessati al dvd che raccoglie gli atti del Convegno “Storia ed evoluzione nella

progettazione, costruzione e recupero delle barche tradizionali”, contattate la segreteria de I

Venturieri all’indirizzo mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .