Agosto 2014 in Egeo: dove è andato il Meltemi ?

Agosto 2014 in Egeo: dove è andato il Meltemi ?

Stampa

 Da due giorni sono a Korfos, la magnifica baia 25 km a sud di Corinto dove negli ultimi sei anni è ormeggiata la mia barca. ODYSSEA è un cutter marconi di 10 m in legno lamellare, varata nel 2001 dopo 4 anni di duro lavoro con il contributo di amici, velisti e non. Il disegno richiama le linee delle barche tradizionali pur essendo un progetto altamente tecnologico per realizzare una barca veloce, a dislocamento leggero con deriva mobile ecc. Dopo il varo nello storico Porto Catena di Mantova, ODYSSEA ha navigato sul Mincio, sul Po e nel Canal Lombardo sino a Chioggia. Lì abbiamo completato gli interni e gli impianti, prima di solcare il mare: Adriatico, Ionio e Egeo, fino a Korfos, dove ora è all’ormeggio tra le barche dei pescatori locali. Prima aveva svernato a Spalato e Milna in Croazia; Corfù e Kalamata in Grecia, luoghi dove è ancora possibile respirare l’atmosfera del Mediterraneo vero.

A Korfos mi trovo bene: la baia è ben protetta -anche rispetto ai venti invernali- dalle numerose isole del Golfo Saronico. Queste fuori stagione diventano comode mete da raggiungere e visitare senza il casino del turismo estivo. Yorgo e la sua famiglia danno un occhio a ODYSSEA quando io non ci sono, e la loro taverna sulla banchina è un ottimo punto di appoggio per tutto: doccia e presa di corrente in banchina, atmosfera casalinga, cucina tipica: molto meglio di un anonimo marina…!

Per il 2014 avevo programmato un lungo viaggio nelle isole Cicladi tra maggio e giugno (per evitare il caos turistico e i colpi di Meltemi di luglio e agosto), viaggio che poi, per una serie di impegni sopraggiunti, ho dovuto rimandare all’anno venturo. Ho ripiegato su una crociera più familiare in agosto lungo la costa orientale del Peloponneso e le isole di Citera e Elafonissos, luoghi ancora poco sfruttati dal turismo organizzato (che, omologando tutto, sta creando dei veri disastri nel Mediterraneo!). Essendo comunque 300 miglia nel mare Egeo e dovendo navigare anche nelle acque di Capo Malea dove il mare può diventare furioso, avevo contattato alcuni amici Venturieri per mettere insieme un equipaggio idoneo. Davide ha aderito entusiasta, anche per conoscere finalmente la Grecia dopo le sue ultime estati in Atlantico. Poi mi ha contattato Laura (30 anni, che aveva già navigato sul Grand Bleu) in cerca di un imbarco (con Nico il suo ragazzo) nell’Egeo/ isole Cicladi. Le ho proposto l’alternativa -meno turistica- della costa+isole del Peloponneso, che credo abbia accettato inizialmente con poca convinzione…. D’altra parte capisco che lo stereotipo diffuso dei paesini bianchi sulle isole brulle bagnate dal mare reso blu dal costante Meltemi, sia indubbiamente un grande richiamo! Lo sanno bene i tour-operators che sfruttano quest’immagine per il charter nautico, che sta distruggendo inesorabilmente l’atmosfera tradizionale (e l’ ”anima”) dei luoghi. Questi tornano ad essere “magici” ormai solo fuori stagione. 

 

Alla vigilia della partenza è emerso per me un impegno inderogabile per il 13 di agosto a Milano. Questo mi ha imposto di modificare l’itinerario, decidendo di lasciare in mia assenza ODYSSEA al comando di Davide per tre giorni, lungo le coste dell’Argolide. Avendo rinunciato a raggiungere le isole oltre Capo Malea, la navigazione sarebbe diventata più tranquilla e allora anche Clara, che originariamente contava di rimanere a riposare a Korfos, ha scelto di imbarcarsi, pur con qualche riserva circa le sue capacità di adattamento (le sue esperienze di navigazione erano su barche più grandi).

Sebbene ad aprile avessi già fatto seri interventi di manutenzione, negli ultimi tre giorni ho dovuto faticare per approntare ODYSSEA: la carena era incrostata di denti di cane, ostriche e vegetazione urticante che ha richiesto di proteggermi adeguatamente per lavorare in acqua. Ieri con Clara, dopo aver lavato e spazzolato con acqua di mare il ponte in teak, abbiamo portato in coperta il tender lasciandolo però nella sua sacca perché lo si usa poco, avendo ODYSSEA la deriva mobile. Ho anche armato sullo stralletto amovibile la trinchetta autovirante e sul bompresso il gennaker con il suo avvolgitore. Sfruttando la cortesia degli amici “motorizzati” Laura e Raimondo, sono riuscito a fare il pieno di carburante, sapendo che sarà difficile trovarlo nei paesini dove faremo scalo.

Il meteo sembra non essere quello usuale delle estati scorse: non fa il solito caldo secco e anche il cielo mostra cumuli da bel tempo, molto rari d’estate in Grecia, dove non c’è mai una nuvola…. Soprattutto, non soffia il Meltemi, il persistente vento da nord, anche forte, che caratterizza il mare Egeo d’estate. L’assenza in Italia dell’anticiclone delle Azzorre (vedi le precipitazioni sulla penisola) ha infatti eliminato uno dei due elementi generatori del Meltemi. Questo vento si crea infatti per il contatto dell’anticiclone con la bassa pressione stagionale stazionaria sul Medio Oriente (propaggine del monsone asiatico). Pertanto, fino a quando non c’è l’anticiclone sull’Italia, niente Meltemi!

Nella tarda mattinata del 4 agosto un SMS da Laura mi conferma che con Nico è sul treno dall’aeroporto per Corinto e infatti verso le 15 scendono dal taxi per venire a bordo. Noto con piacere il loro bagaglio veramente contenuto, secondo le mie raccomandazioni (l’esperienza di decenni di crociere in barca a vela mi ha dimostrato che quasi sempre i partecipanti ripartono alla fine con cose portate appresso, mai usate…). Laura e Nico familiarizzano in coperta con l’armo particolare della barca e si sistemano come convenuto nella cabina di poppa. A Clara, un po’ riluttante, ho assegnato la seduta di sinistra nel quadrato, in quanto - prevedendo di usare poco l’adiacente tavolo da carteggio perché conosco già i luoghi - ritengo che sia il posto più tranquillo per Clara. Davide si sistemerà nella seduta di dritta del quadrato, con sotto il gavone dello scatolame vicino alla cucina. Per me ho tenuto la cabina di prua dove, oltre alla cala-vele, ci sono due stipetti con tutto quanto lascio a bordo anche per l’inverno. Da lì all’occorrenza posso salire rapidamente in coperta dal boccaporto, senza disturbare chi dorme in quadrato.

La sera si cena da Yorgos, abbastanza presto perché i due nuovi arrivati hanno fame, avendo saltato il pranzo mentre erano in viaggio, e anche sonno!, essendosi alzati alle 4,00 per prendere l’aereo.

L’indomani, mentre aspettiamo Davide, in viaggio da Ancona con il traghetto, ci organizziamo per fare cambusa, cercando di mediare tra le diverse esigenze dietetiche dell’equipaggio e la poca scelta di prodotti nel negozietto di Korfos. Alla fine tutto viene stivato a bordo, compreso il sacco di ghiaccio nel vano frigo. L’unica dimenticanza (o una scelta consapevole?) il pane, sostituito per due giorni con improvvide gallette dietetiche e griselle….! Davide ci raggiunge nel pomeriggio e ci racconta del suo viaggio mentre prende conoscenza di ODYSSEA e delle dotazioni di sicurezza. Siamo pronti: controlliamo il meteo per i prossimi giorni; domattina si parte!

Lasciamo l’ormeggio alle 9,15 con rotta verso l’isola di Angistri (12 mn) su un mare piatto senza un alito di vento. E’ veramente un’estate anomala! Poi, mentre costeggiamo le pendici del vulcano di Methana, sale un po’ di brezza da nord che ci consente di aprire il gennaker per 6-7 miglia sino all’ingresso nord della rada di Poros, la località turistica dove Laura vorrebbe fare una breve sosta per prenotare l’aliscafo per il ritorno ad Atene. E’ un’occasione per visitare il paese che dalla lunga banchina orlata di barche si arrampica sulla collina con un dedalo di vicoli e scale. Ormeggiamo di prua e subito armiamo il tendalino per proteggere il pozzetto dal sole cocente. I ragazzi scompaiono in paese mentre con Clara rimango a bordo per mangiare qualcosa. Ci siamo appena seduti, quando un olandese su una barca a noleggio, al terzo tentativo di ormeggio accanto a ODYSSEA, salpa anche la nostra ancora e mi obbliga a precipitarmi al motore per non picchiare in banchina. Smontato il tavolo e ritirati i piatti in cabina, usciamo a rifare l’ormeggio per il quale Clara riesce a darmi un valido aiuto. Terminata la manovra, ci rimettiamo a tavola, ma non è finita! C’è un po’ di vento al traverso mentre un’altra barca con skipper greco manovra per l’ormeggio e, nonostante il mio gesticolare, incrocia la sua ancora con altre tre linee d’ormeggio compresa la nostra! Dato il temporale imminente che ci impedirà questa sera di proseguire verso la caletta dove eravamo diretti, comunico allo skipper che l’indomani partiremo alle 7 e che saremo costretti a svegliarlo se non elimina prima l’incrocio delle ancore. Da buon greco mi risponde “si vedrà…” . Il temporale si scatena con pioggia intensa, e passano due ore prima che chi è sbarcato riesca a tornare a bordo. Il tendalino da sole è zuppo d’acqua, ma in breve tempo le sedute del pozzetto si asciugano e ci accingiamo a preparare la cena: spaghetti (solo per i maschietti non a dieta) con sugo di verdure secondo la ricetta di Franco Bertozzi; per le tartine con le salsine greche –che rompono la fame in attesa che bolla l’acqua della pasta- dovremo però aspettare un altro giorno causa la mancanza di pane a bordo… Dopo cena Nico si offre gentilmente di lavare i piatti e rigoverniamo il pozzetto e il quadrato per andare a dormire…. ma scopriamo di essere ormeggiati di fronte a una discoteca che farà rumore fino alle 5. Domani ci aspettano 46 miglia (7 non fatte questo pomeriggio) per raggiungere Kyparissi in Laconia, oltre il mare di Mirto. Con lo skipper della barca accanto che ha la catena sopra la nostra, mi accordo per liberarci ora dall’imbroglio, mollando per occhio il nostro cavo dell’ancora per farlo passare sopra la sua catena, consentendogli domani di partire dopo di noi.

Alla sveglia delle 7 tutto l’equipaggio sembra reticente ad alzarsi, ma alle 7,30 tutti salvo Nico sono in moto e riusciamo a partire poco dopo le 8, percorrendo il canale che separa Poros da Galata sulla terraferma. Il paese è ancora addormentato (come noi!) e la luce, più intensa del solito dopo il temporale, dà una nuova tonalità ai luoghi. Fuori dal canale alziamo la randa per sfruttare di bolina larga l’insolito sud-est sino al passaggio tra le isole Kelevina. Questo stretto dà accesso al canale di Idra dove il vento diventa portante. Dopo due miglia passiamo radenti all’isola di Soupia sul bassofondo che la collega alla terraferma, per vedere da vicino la cala dove avremmo passato la notte se ieri pomeriggio non fosse scoppiato il temporale. (veramente anomalo…). A sud dell’isola, in acque libere, abbattiamo per puntare sul paese di Idra (il più glamour della Grecia) che vedremo però solo dal largo. Apriamo il gennaker e si inizia a viaggiare a 10 nodi! Dopo alcune miglia il vento da est cala mentre ci avviciniamo all’isola di Dhoko e siamo costretti a crearci con il motore un po’ di vento apparente per toglierci dai buchi di vento creati dalle alte coste delle isole che ci circondano. Poi la brezza si ristabilisce da NE (come dovrebbe essere) con mare appena increspato, e –sino a quando non raggiungiamo le acque libere da isolotti- resisto alle richieste di Laura di aprire il gennaker con questa brezza così invitante…. So per esperienza che la combinazione di coste alte e isolotti può creare turbolenze che rendono difficile controllare il grande gennaker. Quando lo apriamo in mare aperto, la velocità di ODYSSEA sale subito a 10 nodi. Il vento però va scemando, come di consueto a quest’ora, per l’entrata a mezzo-dì della brezza di mare da SSE che nel pomeriggio crescerà di intensità.

Doppiata la punta S di Spetzopula (l’isola privata dei Niarkos), facciamo rotta diretta su Kyparissia, 16 mn a SW, attraverso il mare di Mirto. In queste acque ho incontrato spesso dei branchi di delfini che mi hanno accompagnato divertiti sottobordo per miglia, ma oggi non c’è traccia di loro. Il vento cala e siamo obbligati ad usare il motore anche perché sui monti della Laconia che stiamo raggiungendo si stanno sviluppando vistosi cumulo-nembi, segni inequivocabili di temporali in formazione. Aumentiamo i giri del motore e serriamo le vele prima di entrare nell’ampia rada di Kyparissi, mentre incomincia a piovere.

L’unica banchina, nell’angolo N, è ingombra di barche male ormeggiate (distanti tra loro con tender in banchina) e prendiamo atto che agli skippers non piace il mio tentativo di infilarci tra due barche abbastanza distanti; soprattutto insinuano che abbiamo incrociato maldestramente le loro linee d’ormeggio (ma sono stato ben attento!). Un gigantesco motoryacht (orrendo ferro-da-stiro) ingombra l’estremità del molo, e sarebbe un ottimo frangiflutti se il vento girasse a S durante il temporale imminente…. Non ci resta che ormeggiare oltre il mostro blu, tra questo e la testata del molo (dove a una grossa bitta è fissato il suo ormeggio di sinistra, proprio dove hanno ormeggiato il mega-tender e la moto d’acqua. Nonostante le rimostranze del comandante dopo che iniziamo a filare la nostra ancora di poppa per l’ormeggio, raggiungiamo il molo dove Davide porta un doppino a terra intorno alla bitta. Proprio non ci vogliono lì, temendo che un improbabile vento notturno (da S ??) possa spingere ODYSSEA contro la fiancata del mostro, peraltro protetta da ciclopici parabordi. Dopo altro brontolare sul nostro ormeggio (perfetto con la risacca che c’è), quando capiscono che non abbiamo alcuna intenzione di tornare in mare, e dopo che ho minacciato il comandante in inglese e greco di chiamare per radio la Guardia costiera, questi si decide a dare ordini ai suoi inetti marinai filippini di spostare moto d’acqua e tender dalla banchina verso la prua del mostro.

Armiamo sul boma la tenda impermeabile invernale per coprire il pozzetto mentre la pioggia cade copiosa, e montiamo il tavolo per cena. In considerazione della situazione meteo, il menù è polenta, lenticchie e cotechino (per chi la dieta lo consente), pesche al Mavrodafne per dessert; (i biscotti “senza zucchero” non soddisfano il palato dei più…) Dopo cena, terminato di piovere, i giovani salgono fino al complesso turistico poco distante, in cerca di movimento (?). La temperatura è scesa parecchio e la notte si dorme bene nonostante il rollio causato dall’onda lunga dal largo, segno che i temporali hanno colpito anche altrove….

Sveglio l’equipaggio tardi, dopo le 8,00, perché oggi le miglia da percorrere verso Limani Geraka sono solo 13. Si alzano con difficoltà, soprattutto Nico. Dopo colazione vogliono visitare il paesino bianco di Kyparissi, distante 4 km, che ho descritto essere molto carino. La strada si snoda nell’uliveto, con belle vedute sulla magnifica spiaggia dove la scorsa estate ho fotografato le tracce di tartarughe uscite di notte a nidificare. Io rimango a bordo per riassettare la barca, aggiornare il diario di bordo, rabboccare di carburante i serbatoi ecc. Nico, il più sportivo del gruppo, ritorna di corsa con il sacco del ghiaccio da mettere nel frigo e qualche birra gelata da aggiungere alle bottiglie di acqua minerale che si svuotano in continuazione. Il resto della spesa arriva con gli altri e possiamo salpare verso Limani Geraka, il luogo che prediligo da queste parti.

La mancanza di vento, molto inusuale, ci obbliga a navigare a motore, consentendoci di lambire la costa, sotto falesie strapiombanti. L’asprezza dei luoghi e le alte montagne retrostanti non hanno consentito di realizzare una strada costiera e questo ha permesso di salvaguardare dallo “sviluppo” turistico questi luoghi ancora intatti, allo stato primitivo: un fatto ormai molto raro in Mediterraneo. I pochi ridossi, la carenza di infrastrutture e i venti solitamente intensi e repentini da queste parti tengono lontano le barche da charter che infestano con i loro equipaggi rumorosi spesso inesperti la maggior parte dei porti della Grecia, più facili da raggiungere. Queste e altre parti del Peloponneso rimangono una felice eccezione.

Raggiungiamo la profonda cala di Vathi-Avlaki, dove –Meltemi permettendo- è possibile passare anche la notte in uno scenario grandioso, e sarebbe ottima per un bagno; ma in considerazione del mare oggi molto calmo, decido di proseguire 2 miglia per entrare nella cala “del monastero”, ancora più selvaggia perché circondata da alte falesie e montagne veramente imponenti. E’ orlata da una bella spiaggia dove l’ancoraggio è intenibile non appena si alza il Meltemi. Entriamo in silenzio nella cala deserta e diamo fondo in 6-7 m d’acqua turchese, trasparentissima. Armato il tendalino sul boma, tutti si scatenano in tuffi e nuotano in questa “piscina” verso la spiaggia, per alzare lo sguardo sulle falesie che ci sovrastano. L’incantesimo viene rotto dall’arrivo di un orrendo motoscafo carico di bagnanti dalla pelle bianca e abbrustolita (evidentemente appena sbarcati da un aereo), che si tuffano divertiti in un tripudio di schiamazzi che echeggiano fra le pareti rocciose.

Salpiamo l’ancora e costeggiando ancora la costa selvaggia (modellata da chissà quanti terremoti) in cima alla quale svetta un monastero, raggiungiamo il profondo fiordo di Geraka al cui ingresso le pareti strapiombanti producono notevole risacca e mare incrociato. In fondo, dopo una svolta di 90°, appare il paesino di pescatori posizionato dove il fiordo diventa laguna: un posto unico. Sollevata la deriva, ormeggiamo all’inglese lungo la banchina davanti alla taverna di Takis che è sempre molto gentile nell’offrirmi il collegamento elettrico per il frigo, ghiaccio ecc. Da lui si mangia bene: la moglie cucina piatti tipici di queste parti e il pesce fresco non manca! Ai tavoli la figlia, con un seno prosperoso…. di quelli che si incontrano solo nell’Ellade! Dopo una birra gelata all’ombra della veranda della taverna, organizzo con Takis l’escursione dell’equipaggio alla vicina Monemvasia, tramite un passaggio (a pagamento) con l’auto del cugino di Takis. Questi tornerà a prendere il gruppo alla fine della loro visita alla famosa fortezza e città veneziana, recentemente restaurate in un complesso unico nel suo genere. Circondato completamente da mura medioevali e abbarbicato su un’enorme roccia in mezzo al mare collegata alla terraferma da un ponte, e sovrastato da una fortificazione millenaria mai espugnata, il borgo storico di Monemvasia conserva chiese costruite dai Crociati, dimore veneziane del ‘700 oggi trasformate in eleganti suites di alberghi, insieme a abitazioni in pietra locale servite da una fitta rete di vicoli e sottoportici: un vero gioiello fuori dal tempo.

L’equipaggio ritorna per cena, lasciandomi il tempo di fare un po’ di pulizia in barca, travasare carburante e ciacolare del più e del meno con Takis, preoccupato che ci siano solo due barche ormeggiate l’8 di agosto….. forse è meglio così. Si cena sulla banchina con il tavolo a un passo da ODYSSEA immobile sotto la luna riflessa nell’acqua appena increspata: pesce e verdure tipiche; e vino malvasia (che fu la fortuna di Monemvasia nei secoli). Dopo due passi “in centro”, vado a dormire, mentre i giovani proseguono fino ad un locale fuori dal paese, sulla laguna, dove hanno saputo che c’è musica a bordo piscina….

Alla sveglia programmata alle 7 nessuno dà segni di vita (“alla sera leoni, la mattina …..”), per cui dopo un po’ devo usare la campana di bordo. Ho promesso di accompagnare l’equipaggio in cima alla collina sovrastante il paese, dove in mezzo ai rovi ci sono le rovine ben conservate dell’acropoli micenea di Zarax. Il sentiero è tutto esposto al sole e solitamente si riesce a salire solo la mattina presto, ma quest’anno fa meno caldo e saliamo agevolmente. Laura e Nico, i più giovani del gruppo, ci precedono di corsa, ma poi aspettano Clara per spiegazioni sulle mura fatte di massi ciclopici perfettamente accostati e sulle funzioni dell’acropoli. Questa è arroccata su un costone a picco sul fiordo e da lì possiamo vedere lontano all’orizzonte una vela che si muove lentamente: Meltemi sempre assente…. Ci dilunghiamo sulle mura e fra i resti di probabili abitazioni che circondavano l’acropoli sul lato quasi piano della collina, a formare una polis di cui scrivono Pausania e Polibio. Ridiscesi in paese, ci attardiamo in bagni e tuffi nell’angolo del fiordo attrezzato per la balneazione, in attesa che si instauri la brezza da sud: dobbiamo infatti cominciare a risalire a nord verso Sambatiki lontana 26 mn. Saluto Takis e famiglia, ripromettendomi di tornare ancora in quest’angolo sperduto dell’Egeo, e non dimentico di prelevare dal suo congelatore una bottiglia di ghiaccio per la nostra ghiacciaia di bordo.

Quando -alzate le vele- usciamo dal fiordo, una lieve brezza da nord ci costringe a fare un bordo verso il largo, ma poi, come previsto, la brezza si instaura da sud e con il gennaker a riva incominciamo a macinare miglia verso nord. Al largo della profonda baia di Fokianos, orlata da una lunga spiaggia quasi deserta, decidiamo di andare in costa. Ancoriamo davanti alla spiaggia in 7-8 m di acqua blu cobalto per un rapido bagno, perché la brezza è diventata un bel vento da sud che ha increspato il mare anche dentro la baia. Peccato perché il luogo è bellissimo nella luce del tardo pomeriggio.

Alziamo la randa terzarolata e ripartiamo con vento sostenuto al traverso per doppiare Capo Trikeri, dopo di che possiamo puggiare e di lasco aprire il gennaker. Il vento portante incomincia presto a calare, mentre si avvicina il tramonto tra nuvole temporalesche sulle montagne. Siamo al largo di Plaka Leonidio dotato di un buon porto, ma il ricordo degli schiamazzi notturni degli equipaggi dei charter e delle ancore incrociate lo scorso anno in quel porto, mi convincono a proseguire per altre 4 mn sino al paesino di Sambatiki. Qui è stato realizzato di recente un porticciolo, che ancora pochi conoscono. Vi arriviamo che è quasi buio e ci sono altre 5 barche a vela ormeggiate. C’è tempo solo per una vera doccia nei nuovi servizi del porto, prima di sederci per cena a un tavolo nell’unica taverna del luogo, sulla spiaggia. Dopo cena, nel paesino buio non c’è altro da vedere che il firmamento: gli astri appaiono però meno brillanti di come sono nelle notti di cielo terso dal Meltemi: domani ancora regime di brezze….

La mattina sbarco presto per fare un po’ di bucato sfruttando l’abbondanza d’acqua dolce nei bagni del porticciolo e appendo la roba in coperta, sperando che asciughi prima di partire. Faccio poi un giro nell’uliveto per i sentieri che salgono dal paese, per riprendere dall’alto la spiaggia con il porto. All’orizzonte posso scorgere l’isola di Spetze e l’Argolide. Anche gli altri dell’equipaggio quando si alzano si incamminano per Sambatiki e sulle alture circostanti dove nel verde di ulivi e cipressi spicca un paesino di case bianche. Per ora non c’è vento ed è meglio aspettare la brezza di mare piuttosto che navigare a motore. Per la prossima destinazione l’equipaggio preferirebbe una notte in rada e, analizzata la carta del golfo Argoliko, decidiamo di raggiungere l’isola di Tolo (20 mn) dove ricordo esserci una cala riparata, molto bella.

In mattinata dobbiamo rifare l’ormeggio perché la sera precedente con il buio abbiamo agganciato con la nostra ancora la catena della barca accanto. Davide si immerge con la maschera per far passare una cima a doppino sotto la catena (sollevata parzialmente dalla nostra ancora in tiro), in modo che, mollando la nostra ancora, questa si possa liberare. L’operazione riesce e a mezzogiorno lasciamo l’ormeggio. Navighiamo poche miglia a motore, lungo la costa dell’Arcadia, prima di poter aprire il gennaker non appena la brezza da sud si stabilizza. Facciamo rotta su Astros (15 mn) una località balneare sviluppatasi lungo la spiaggia negli ultimi anni, quale espansione del borgo storico sotto il castello veneziano che svetta sulla collina (ex isola nella ex laguna, oggi terraferma coperta di agrumeti).

Diamo fondo di fronte alla spiaggia per un bagno, ma ci accorgiamo che l’acqua non è trasparente e pulita come i giorni scorsi, anzi sembra cosparsa di schiuma. Siamo a poche centinaia di metri dal porto turistico (dove sono in corso lavori di ampliamento) e l’equipaggio insiste per una breve sosta nel porto, per dare un’occhiata al paese e mangiare un gelato. Accostiamo in testa al molo nell’unico posto libero e subito arrivano in auto due agenti della locale capitaneria che, su denuncia di alcuni bagnanti della spiaggia, ci accusano di aver inquinato le acque poco prima, mentre la barca era all’ancora!! (in Grecia può diventare un guaio molto serio). Con calma, in inglese e greco riesco a convincerli che ci siamo ancorati solo per pochi istanti nell’area incriminata e che siamo ripartiti subito per il porto proprio perché l’acqua era (già) fetida. Ci invitano comunque a lasciare al più presto quel tratto di banchina inagibile causa i lavori in corso, cosa che facciamo non appena l’equipaggio ritorna di corsa con i gelati. Prendiamo il largo e alziamo le vele per una bella bolina di 7 mn attraverso il golfo Argoliko fino all’isola di Tolo dove arriviamo mentre il tramonto dona colori stupendi al cielo e al mare. Diamo fondo che è quasi buio e preparo per tutti (finalmente!) un risotto con i funghi (secchi): peccato che ne ho fatto troppo poco, per aver dato ascolto alle indicazioni delle donne a bordo….!

I pini d’Aleppo che orlano la cala brillano alla luce del plenilunio che si riflette nel mare calmo: qualcuno si tuffa per un “bagno di mezzanotte”(seguito dalla doccetta di rito, necessaria a togliere di dosso il sale che altrimenti si depositerebbe in cabina contribuendo ad alimentare d’inverno muffe ecc). Sebbene siamo ancorati per la notte in rada (non in un porto), nessuno ahimè –contravvenendo alle buone pratiche di marineria- lava i piatti e le posate, nemmeno la mattina seguente. (Rimarranno sporchi, impilati nel lavello sino all’arrivo a Naufplio).

La mattina dell’11 agosto, con il mare trasparente e immobile e con il sole che illumina il basso fondale su cui ODYSSEA è ancorata, sembra di essere sospesi sopra gli scogli e il fondo sabbioso. Nico ne approfitta per un bagno, prima di salpare per Naufplio, solo 5 mn più a nord. La brezza di terra che proviene dal fondo del golfo ci regala una bella bolina fin sotto le fortificazioni veneziane a difesa del porto della “Napoli di Romania”. Lasciando a sinistra il Burzi, un altro forte in mezzo al mare, entriamo nell’ampio porto commerciale, praticamente vuoto, e sfiliamo lungo il fronte-mare della città storica cresciuta sotto la fortezza. Ormeggiamo di prua tra le barche a vela già all’ancora lungo la banchina, dove un tempo erano allineate le galee della Serenissima.

Scendiamo a terra per un primo rapido giro del centro storico, completamente pedonale, fatto di edifici veneziani e neoclassici, eretti quando nel 1830 Naufplio era la capitale della Grecia. Con Clara vado alla stazione degli autobus per prenotare due posti sul bus delle 16 per Atene, prima di sederci tutti insieme per mangiare qualcosa, all’ombra in un vicolo nel centro. Tornato in barca, scrivo una delega a Davide per condurre ODYSSEA in mia assenza nei prossimi tre giorni quando sarò a Milano. Mi ri-imbarcherò nuovamente il 14/08 a Poros, dopo che Davide e gli altri avranno condotto ODYSSEA lungo la costa dell’Argolide, che non presenta problemi essendo ridossata al Meltemi: il meteo è comunque buono per i prossimi giorni. Laura e Nico sbarcheranno a Poros il 15/08 per raggiungere con l’aliscafo il porto del Pireo e visitare Atene prima di ripartire per l’Italia. Davide rimarrà invece a bordo con me sino a Korfos (dove staziona ODYSSEA) da dove partirà il 16/08 per l’Italia. Lì si imbarcherà Argeo (pescatore) e forse i Venturieri Gianni e Rosalia per un altro giro fra le isole di Angistri, Poros, Idra e Dhokos. Ma questa è un’altra storia……